Avvento 2021,  natale

In nome della madre

Il bue ha muggito piano, l’asina ha sbatacchiato forte le orecchie.

E’ stato un applauso di bestie il primo benvenuto al mondo di Ieshu, figlio mio.

Non ho chiamato Iosef. Gli avevo promesso un figlio all’alba ed era ancora notte.

Fino alla prima luce Ieshu è solamente mio.

Succhiava e respirava, la mia sostanza e l’aria: “Non potrai avere niente di
più bello di questo bimbo mio.

Il respiro di una notte di kislev scarsa di luna te l’offre la tua terra Israele, il succo di
madre-pianta lo spremi tu da me.

Questo è il meglio che potremo darti, la tua terra ed io.”

Fuori c’è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui iscrivere il tuo nome, la circoncisione che ti darà
l’appartenenza a un popolo.

Fuori c’è odore di vino, fuori c’è l’accampamento degli uomini.

Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo fino all’alba.

Poi entreranno e tu non sarai più mio.

Le voci dei pastori stanno cercando l’alba.

Fuori c’è una città che si chiama Bet Lèhem, Casa di Pane.

Tu sei nato qui, su una terra fornaia. Tu sei pasta cresciuta in me senza lievito d’uomo.

Ti tocco e porto al naso il tuo profumo di pane della festa, quello che si porta al tempio e si offre.

Sta sbiadendo la luce della stella, il giorno viene strisciando da oriente e scardina la notte.

I pastori contano le pecore prima di spargerle sui pascoli.

Iosef sta sulla porta.

Ieshu, bambino mio, ti presento il mondo.

Entra Iosef,
questo adesso è tuo figlio.

Erri De Luca

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