riflessioni

Il Vangelo di Giovanni: un Vangelo di vita e di incontri

Il tema della vita sta al centro del quarto vangelo. Giovanni stesso dichiara alla fine del suo vangelo che tutto ciò che ha scritto è stato scritto “ perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Giovanni 20, 31). In apertura, aveva annunciato: “In lui era la vita” (Giovanni 1, 4). Si può dire che il tema della vita è una chiave di lettura per il suo vangelo, come sua cornice e suo leitmotiv. Cornice, perché come i due versetti citati lo indicano, in un certo senso il vangelo di Giovanni si dispiega tra due usi della parola “ vita”. Un autore afferma: “A qualsiasi punto vi troviate del vangelo di Giovanni, non siete mai lontani dal tema della vita”.

Se i lettori sin dal prologo sono resi attenti che ciò che si produce nella Parola è vita, Giovanni non chiede loro di credere a un’affermazione astratta. Nei venti capitoli che seguono, mobilitando numerosi mezzi, l’evangelista ce lo mostra. Egli mette sotto i nostri occhi ciò che si produce quando Gesù è presente, quando gli umani interagiscono con Cristo e che questi li colma nella loro indigenza e nel loro desiderio. I lettori potranno allora dichiarare, come fanno i Samaritani con la donna che incontra Gesù presso il pozzo: “Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo” (Giovanni 4, 42).

Il quarto vangelo è dunque un ampio vangelo d’incontri, in particolare in quello che è stato chiamato “il libro dei segni”, cioè quanto va dalla fine del prologo sino alla fine del capitolo 12. Nel corso di questi segni e degli incontri umani in cui essi sono spesso inseriti, il lettore può scoprire in che cosa consiste questa vita, spesso chiamata “vita eterna”, purché non la comprenda come ciò che inizia solo dopo la nostra morte. Come afferma uno studioso inglese di Giovanni: la vita eterna è il rinnovamento di tutta la vita attraverso la partecipazione alla vita divina ed è la guarigione e la trasfigurazione della vita e tutto ciò che in essa non riesce a raggiungere la vita in pienezza.

Grazie agli incontri con Gesù di cui è intessuto il vangelo di Giovanni, il lettore scopre in ciascuno di essi in modo diverso, a volte un aspetto del dono della vita, a volte il bisogno a cui risponde e come lo supera, a volte una modalità della sua concessione, a volte un tratto caratteristico del donatore. Il fatto che tutto questo avvenga attraverso l’incontro con Cristo mette in risalto l’aspetto relazionale della salvezza o del dono della vita. La vita è comunicata agli umani quando uomini e donne rinunciano alla propria autosufficienza, quando confessano la propria sete a colui che solo può estinguerla, ma che è anche il Dio umile e che lui stesso ha sete. In altre parole: quando uomini e donne entrano in relazione con Cristo e lo accolgono. Non appena c’è una relazione, Dio può agire.

Giovanni ci invita a pensare e a vivere una libertà che si inventa nelle relazioni. Una creatività vissuta nella dipendenza, non una dipendenza malsana e restrittiva, ma quella di un tronco d’albero rispetto alle sue radici.

  • Mentre leggi il Vangelo di Giovanni, individua tre passaggi che mostrano un aspetto della vita che Cristo è venuto a portare.
  • Cosa significa “smettere di essere autosufficienti”? In che modo questo è liberatorio?

Meditazione di Taizé

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