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Diventare artigiani di unità – 2a riflessione

Accrescere l’unità, creare dei legami: ecco una delle più grandi sfide del nostro tempo. Il periodo attuale è infatti caratterizzato da evoluzioni contraddittorie.

Da un lato, l’umanità sta diventando sempre più consapevole di essere interconnessa e legata all’intera creazione. La pandemia ci ha fatto capire ancora una volta che siamo un’unica famiglia umana; sopportiamo certe difficoltà tutti insieme e solo insieme possiamo superarle.

D’altra parte, il mondo è sempre più polarizzato socialmente, politicamente ed eticamente; questo provoca nuove spaccature nelle società, tra paesi e persino all’interno delle famiglie. I cristiani non sono immuni da questi antagonismi. Tra le Chiese ed anche al loro interno, le differenze si induriscono e si trasformano in divisioni, proprio nel momento in cui la nostra testimonianza di pace, con tutta la nostra diversità, sarebbe vitale.

Seconda proposta | Privilegiare il dialogo

Per aiutare a far crescere l’unità occorre innanzitutto creare legami di fiducia. Ma troppo spesso le relazioni umane sono minacciate dalla sfiducia. La violenza verbale è sempre più diffusa nel dibattito pubblico e sui social network e le persone sono manipolate dalla paura. Come dovremmo rispondere a tali aberrazioni?

Possiamo scegliere di ascoltare e di entrare in dialogo. Questo non significa dire all’altra persona che condividiamo la sua opinione se questo non è vero, ma fare tutto il possibile per continuare una conversazione anche con chi la pensa diversamente da noi. Cerchiamo di fare tutto ciò che è in nostro potere per evitare un’interruzione del dialogo.

Scegliamo di non attaccare mai un’etichetta a nessuno e di non trasmettere mai pregiudizi. Nessuno dovrebbe essere ridotto ad una sua azione o opinione particolare. E un dissenso, anche radicale, si può esprimere senza aggressività, anche se bisogna ammettere che a volte, di fronte a certe situazioni di ingiustizia, la rabbia deve essere espressa.

Ci sono riflessi identitari che aggravano le divisioni nelle nostre società, e ciò vale anche per le comunità cristiane. Invece di definirci in opposizione agli altri, potremmo sviluppare un’identità e un senso di appartenenza che non escludano l’apertura agli altri?

“L’amicizia più vera e fraterna può esistere tra uomini che pensano diversamente circa questioni essenziali. Senza dubbio ciò comporta un elemento di dolore, ma rende l’amico ancora più caro. ” – Il filosofo Jaques Maritain (Francia) nel 1970.

Lettera di Taizé 2022

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