riflessioni

Domenica 20 dicembre – IV Domenica di Avvento 2020

Maria apre la strada al Signore. Potremmo dire che questo è il contenuto essenziale del vangelo della quarta domenica di Avvento che ci introduce alla contemplazione dell’incarnazione con la memoria della nascita di Gesù. Giovanni Battista ha aperto la strada al Signore con la sua predicazione e la sua testimonianza nel deserto, Maria apre la strada al Messia facendo si sua dimora, facendo del suo corpo il luogo di accoglienza del Signore.

Maria acconsente alla chiamata. E dice il suo sì. L’apertura alla parola di Dio è apertura al nuovo, all’impensato. Obbedire significa restare aperti alla novità che dal Signore può sempre venire attraverso le situazioni della vita. Se a volte si pensa l’obbedienza come atteggiamento passivo e chiuso, in realtà l’obbedienza cristiana è sempre dinamica apertura al novum.

Maria poi, accettando gli eventi, permette che una situazione di scandalo divenga per lei grazia. Ciò che agli occhi di chiunque appariva come motivo di vergogna e di condanna – il suo essere incinta non dal suo fidanzato e non nel tempo legittimo – diviene per lei, una volta accolto, motivo di radicale rinnovamento dell’esistenza.

Il racconto di nascita e di vocazione diviene così anche racconto di liberazione. Accolta la rivelazione di quello che per lei è impossibile, Maria vede nascere in lei una forza e una libertà impensabili. Maria si apre al Dio a cui nulla è impossibile, come dice l’angelo nel v. 37. L’acconsentimento di Maria è il segno della sua libertà liberata. Liberata dalla paura, dalla volontà di controllo, dal timore del nuovo che sconvolge la routine quotidiana. Oserei dire che Maria si trova liberata dalla paura della morte. Nel senso che, una volta varcata la soglia della fiducia radicale, per cui la propria stessa vita – il tempo, il corpo, la volontà – altro non è che l’occasione che consente di vivere a servizio della parola di Dio, quando si è entrati in questa dimensione di povertà radicale in cui non si possiede nulla, nemmeno il proprio corpo, il proprio tempo, la propria volontà, paradossalmente si scopre di poter vivere con libertà molto più grande il proprio corpo, di poter dirigere verso l’essenziale la propria volontà, di poter vivere gli istanti del proprio tempo con grande efficacia e presenza a se stessi e agli altri, perché non si è più impegnati in quelle battaglie di retroguardia che sono il volersi guardare da ciò che ci può essere tolto e l’esaurire le proprie energie nel controllare e dominare ciò che è realmente nostro solo se accolto come dono nella gratuità. Davvero, il racconto è annuncio di una nascita, ma nascita a prezzo di una morte. È un racconto di resurrezione.

Buon avvento e buona domenica a tutti

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